28 settembre 2010

Gattini

come cazzo ci fossero finite quelle calze sotto il sedile giuro su dio che non lo so. posso solo congetturare che quella troia distratta le abbia fatte cadere da quella sua mostruosità di borsa d’argento moldavian style/made in china che nemmeno un giocoliere per riporre le clavette se la porterebbe in giro.
stefania è un detective, le ragazze sono assolutamente in grado di cancellare qualsiasi concetto, anche se proferito urlato un nanosecondo prima direttamente nel loro padiglione auricolare, ma quando si tratta di non essere coglionate il loro cervello atrofico elabora più variabili di echelon. stefania non fa eccezione.
‘la macchina l’abbiamo svuotata e pulita lunedì, appena tornati dalle ferie e queste non sono mie quindi...?’
il quindi pesa sulla mia capacità di ragionamento schiacciandola senza via d’uscita come quando a scuola quelli di quinta mi facevano contare i sassi a terra con il naso. ‘Non lo so’.
che arguzia! quale sopraffina capacità d’intelletto crea diversivi e svia indagini così ingegnosamente professor moriarty. ‘che cazzo vuol dire non so? hai dato un passaggio a qualcuna? le hai comprate o si sono materializzate magicamente sotto il sedile?’ la voce di stefania inizia a tratteggiare una certa irrequietudine e malcelata consapevole disperazione. ‘Non lo so, non riesco a spiegarmelo’ la mia faccia deve apparire ridicolmente plastificata impegnata com’è nel contrarre tutti i muscoli in un espressione-non espressione. ‘magari ho lasciato la macchina aperta e qualcuno ce le ha buttate dentro’ vai con l’intrigo internazionale; idiota. ‘ma certo, è possibile che un ladro abbia forzato la serratura e non trovando nulla da rubare abbia pensato, ma guarda sto poveraccio, và che gli lascio un paio di gambaletti da donna che magari si copre negli inverni freddi! guarda, smettila di pigliarmi per il culo che stai già messo male’.
effettivamente questo giro il ragionar col cazzo mi ha portato una quest complicata. due anni che ronzo come un ape rincoglionita attorno al miele di stefania e quando lei decide di aprire l’alveare non riesco a non infilare il pungiglione in una scopata della staffa con una lucidacazzi da counter a 3 zeri. ‘allora?’. allora è addirittura peggio di quindi. ‘Non lo so, non riesco a pensare, vado a schiarirmi le idee’ e via contrito e veloce verso la fuga! ‘intanto che esci a pensare fermati dai tuoi a vedere se hanno ancora il tuo letto, stronzo!’ lo stronzo m’arriva sulla nuca come uno scappellotto de amicisiano ma molto più volgare. effettivamente i miei, o meglio mia madre potrebbe essere la chiave di volta dell’impiccio.
l’auto contaminata sfreccia verso il nido d’infanzia e da come rispondo ‘sono io’ alla voce citofona di mammà lei già si perplime. ‘mamma ho fatto una cazzata’ e vuoto il sacco.
la madonna e non nel senso di dama d’altri tempi ma come generatrice di figli problematici al fine mi guarda negli occhi, nemmeno scuote il capo ‘figlio mio, ogni madre ama la propria creatura come niente altro al mondo anche se consapevole essere un emerito coglione’. il sorriso durbans sfoggiato con stefania conferisce quel fascino discreto di chi può lavarsi la faccia nel cesso senza destare particolari stupori. ‘è un regalo di mia madre per te, aveva soltanto dimenticato di dircelo; vedi tu, subito a pensar male di chi ti ama’. ‘ma come ha fatto a mettertelo in macchina e poi non sono nemmeno la mia misura?’. ‘certo che se non miri ai dettagli non sei contenta, lo sai che a caval donato non si guarda in bocca? prenditi il regalo e sii felice delle calze e di me che ti adoro’.
‘mmmh...vabbè’.
‘ti amo stefi’.
‘ah, la gatta ha fatto i cuccioli, dieci per l’esattezza; li teniamo tutti’.
‘mmmh...vabbè’,
‘ti amo caro’.

1 commento:

utentemisterioso ha detto...

Questo post è tratto da un aneddoto della bassa circostante realmente accaduto ma PESANTEMENTE e PROFONDAMENTE romanzato dallo scrivente menzognero misterioso