10 marzo 2011

Alla pesca dei cigni ho sempre vinto l'arco

Sarà a vivere nella pancia della nebbia che i ricordi mi rimangono attaccati come i soffioni sulle zanzariere, sarà che non riescono a trovare la strada per passare tra le maglie degli anni, nemmeno combattendo il fumo col fumo delle sigarette mangia memoria.

Son sempre gli smarriti a riaffiorare a galla come cadaveri stigi, che si che mi fanno schifo, ma quel sottile piacere, quel retrogusto al fastidio: la rimembranza è la mia droga; una.
È allora che abbastanza idiota, in una scala da zero a idiota cerco di tirarli a riva quei ricordi gonfiati dal tempo, allungo il braccio tra le pieghe pustolose del cervello e pesco.
Quando va bene dalla piñata enfia dei loro ventri, cavo fuori cartoni animati, tegolini o Sandy Marton (che Sandy Marton necessita comunque di un anti emetico, più della stessa putrefatta gestante da cui lo estraggo), il castello Playmobil, Microskosky e Mago G; ci sono facce però...
Ci sono facce che rimangono addosso; come a Jinmen il mostro tartaruga a cui apparivano sul carapace i visi dei malcapitati fagocitati e se ne stavano lì a piangere e lamentarsi, che dico io va bene che era alto 3 metri ma sempre di una tartaruga si trattava, scappa cazzo!
Il rito abominevole che perpetra i ‘bei tempi’ si chiama cena degli ex compagni di classe: e oggi passa per la rete. Facebook scava fuori da rughe dispiaciute facce vecchie che ricordavo screanzate di acne o plastificati Mattel vendutisi peggio d’un buco nel muro in centro a Sodoma. Sfanculatevi.

A me restano sulla retina alcuni volti belli di quando portavo lunghe chiome e poca tolleranza.

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