Nel 188x Pietro Rossi padre di Marco Rossi (10 anni) dirige così oculatamente una clinica per i poveri da diventare povero. Sic et simpliciter.
Risultato:
il primogenito Tonio rinuncia agli studi;
Marco a lavorare prima e dopo la scuola (il minorile tirava un casino);
la moglie Anna emigra in Argentina.
Il giovane Rossi è però moderatamente dedito al vino (10 anni) e difetta nell’intendere la diretta correlazione tra il ritorno di mammà e la morte per indigenza.
Armatosi d’una caparbietà di travertino s’imbarca quindi.
Solo.
Clandestino.
Di notte.
Con la pioggia.
Ed essendo egli pirla viene beccato subito e costretto a confessare la micropenia del padre (che per compensazione tiene i baffi). Esplicativa la sequenza in cui quest’ultimo, non riuscendo nemmeno ad accendersi la pipa realizza la necessità del ritorno della moglie.
-Sai che c’è Marco?! Vai, va’ da tua madre che sei grande abbastanza (10 anni) per una transoceanica-
E al grido di: -Parto per l’Argentina (2.780.403 km²) senza nessun recapito per cercare la mamma che non scrive da mesi- inizia l’avventura.
“Non è questione d’età capire” sottolineava il buon Tonio.
Marco rischia subito un naufragio (l’esasperazione drammatica è esigenza deamicisiana) e arriva in Brasile, che i voli diretti erano finiti. E poi via sul Rio de la Plata verso l’Argentina, con quel battello foriero di fortuna: l’Andrea Doria (giuro).
Fino alla fine la mamma di Marco latita e non se ne sa, come col micio di Schrodinger.
Il giovane Rossi campione di vessazioni viene borseggiato, ingannato, accusato di accattonaggio, gli muore un asino, rischia l’assideramento (sul campo delle disgrazie la sceneggiatura di Takahata vince per cappotto sull’originale di Edmondo). Tutte perle d’esperienza che affronta con ostinata Italianità, toccando l’acme con un Bella Ciao da taverna coralmente cantato in giapponese (nonché in anticipo di 50 anni).
Anche Marco come Heidi soffre di ventriloquio non petito. E novello Luis Moreno i dialoghi gli sgorgano dalla bocca immobile. Un male tutto italiano di cui già parlammo.
Le ultime 10 puntate sono un compendio di tante piccole traversie centellinate giuste per irritarti i coglioni come una epilazione al pube fatta da uno scacchista. Nonostante questo le altre 42 interpretano con l’Arte d’un Artigiano (Takahata T.V.B.) un racconto di poche pagine scritto a fine 1800. E rendermelo avvincente a 5 anni e piacevole a 40 non è da tutti.
Edmondo non ve la fece.
7/10 TOTAL RECALL POINT

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