26 maggio 2011

Blogoromanzo senza fini: Capitolo 1

Ad ogni pressione dell’indice sul tondo soffice con il segno + il distributore di caffè emette un ‘bip’ accendendo un led verde sul gradino successivo della scala verso il diabete. Bip-bip-bip-bip-bip-bip ma niente più lucette da accendere e tutto quello zucchero in una bevanda non può essere che una burla. Tuttavia l’indice preme e preme sorreggendo il peso del corpo impegnato in un dondolio avanti e indietro, in cui a ogni fine corsa corrisponde un bip.

“Scusa hai finito?” Il tono di sopportazione è quello che si usa per i vecchi, i bambini e gli strambi, non per il distinto impiegato in camicia azzurra e Dr. Martens davanti il distributore tutto preso dal rollio della sua barca. Disturbato dal mugghiare alle proprie spalle volta la testa, appoggia il mento sulla clavicola adocchiando quale creatura vaginata stesse violentando la sua pausa caffè. Il cetaceo agghindato d’alghe e impazienza presenta sopra il fagotto del camice verdone un non definibile numero di menti. “Lo zucchero è fuoco per la mente e non sabbia per il corpo”; gli esce così, sussurrato, premendo ‘Caffè Lungo’ e lasciando ‘Moby Dick 5’ nella stolida immobilità dell’inafferrato.
Fuori dal cubicolo che qualcuno con molto senso dell’umorismo nomencla ‘Zona Ristoro’ la piattezza dei campi, due cavalieri in lontananza.
Il mou di zucchero e caffè scivola nella gola intervallando sibili di Old Holborn e ossigeno. Poggia di piatto la paletta trasparente all’incrocio tra naso e occhi, la sostiene col dito medio come un nerd per accomodarsi gli occhiali; “Fossi Cyclops mi basterebbe per evaporare le sbarre che mi dividono dalla solitudine, un’occhiatina e tutto quel grigio zincato diventerebbe arancio lucente”.
Da qualche mese la solitudine è l’unico fine di ogni nuovo inizio di giornata.
“Buongiorno”, qualcuno immediatamente catalogato come ‘collega generico’ esce dalla porta, “Ehi!”: il massimo del contatto concesso al bon-ton. Da anni presta alla stipendiata socialità’ la partizione minima del proprio cervello; il lavoro quotidiano da svolgere sbrigato in circa 2 ore, precede le restanti 6 impiegate nel tentativo di ingannarsi: mai aveva sprecato lì dentro un minuto più dei 480 sindacali, mai da 10 anni.
“Fa un bel caldo oggi vero?”
“Il tempo ideale per una cavalcata direi” - “Come?”
“Consideravo come il capitano Jarjayes appaia di buon umore da come cavalca” - “Credo di non capire”. Eccoci di nuovo pensa. La marcetta di Topolino attacca metallica, gracchiante e così poco digitale, dalla sua coscia destra. Sorride sul quanto sia azzeccata quella suoneria: tutto il disturbo che una telefonata provoca, servito ancor prima di rispondere.
“Lascia stare”.
Frusta il Motorola Banana con gesto assai Winchester. Dentro, una voce femminile: sua madre.
“Corso?”
“Hm!”
“Il nonno... ”
“Hm?”
“... è morto”.
“ ... ”
“Amen”.

CONTINUA?

2 commenti:

Luca Taddei ha detto...

"giovedì gnocchi e venerdì fiocchi" disse una volta AristoLtele.
C'è caso che i prossimi capitoli li troverò scritti direttamente nelle pagine di cronaca nera?

utentemisterioso ha detto...

Se non fossi la persona posata che in realtà sono avresti da temere...