La bara in radica di ciliegio cerata col Pronto è calata nella fossa e l’erba rimboccata come coperte ben tirate sulle pareti perfettamente squadrate.
Dietro, una lapide a forma di lapide: senza foto, senza fronzoli. Ultima falange di un dito marmorizzato che punta verso il cielo incidendo l’epitaffio: 'Morte certa ora incerta'; sagace fin nella fossa.
Intorno stanno parenti, amici, conoscenti o curiosi in semicerchi di cordoglio; come se il feretro caduto dall’alto avesse formato concentriche increspature di più o meno genuina tristezza.
“Sei molto elegante, sembri Hugh Grant”
"Grazie Metel, non sei la prima a dirmelo ma sei bionda e bellissima come al solito. Pensavo sarebbe venuta più gente”
“Se guardi bene a fianco di tua zia ci sono i gemelli Uesugi e su quel ramo 009 e 003; ma Francoise piange ai funerali ed ha preferito starsene in disparte”
“Ringraziali da parte mia, penso che sarò un po’ impegnato in convenevoli”.
“Corso con chi stai parlando?”
“Con Metel”
“Con Chi?”
...
“Lascia perdere”
“Ok ma ascolta tua madre, allentati la cravatta che sei cianotico e smettila di borbottare da solo che i parenti ti prenderanno per matto”.
I parenti: manica di imbalsamati frangi flutti in nero. Addossati spalla a spalla sporgono sul baratro del Fatal Furio come se avessero veramente altro interesse se non quello di scuoterne la salma per far cadere tintinnanti monetine d’oro. Coin op post mortem. T’aspetti da un momento all’altro si strappino la faccia ed inizino ad ingoiare ratti a bocca spalancata.
Ecco forse spiegato il grandioso gesto motorizzato del nonno.
Corso adora Il Padre, il ragazzino che ne possiede l’anima e la triste prigione di convenzioni che l’hanno intrappolato. Protegge La Madre nonostante l’infame piombo che negli anni s’è infilata nelle tasche per ancorare alla realtà e ai suoi problemi lei, il marito e il figliuolo.
Ma non sopporta vecchi, cani, bambini o altri consanguinei.
In un gesto di strafottenza dissimulata riavvia gli occhiali da sole col dito medio.
“Cosa ne pensi Vecchio Mio? Gesto inconsulto per Furio?”
'Vecchio Mio' è il modo che ha Il Padre quando l’intenzione è di trattare alla pari.
“Non direi Dottor Montecristo; sarebbe strano per uno qualsiasi di questi acconti d’umanità, non per il nonno. Chi può sapere se vivere mille anni dia veramente la felicità. Tutte le persone che ho conosciuto che non sono morte quando dovevano per via del loro corpo meccanico, sono degli infelici. Penso che la cosa migliore sia che la gente viva e muoia naturalmente”
“Non sempre credo di capirti sai Corso” lo dice sorridendo piano mentre s’allontana verso la barriera di cordoglio generalizzato.
“Beh, non sempre è già qualcosa Pà”.
Metel allunga il braccio e carezza la guancia contratta di Corso con la mano candida e soffice di cotone, sorride dietro gli archi d’ebano delle lunghissime ciglia.
“Le parole di prima... sono di Tetsuro vero”
“A modo suo è un poeta da bassifondi, mi piace il suo stile diretto”.
Ma la silfide dello spazio non è più li.
Il prete farfuglia, le lacrime corrono a valle, cade la terra carezzata dal dorso rude della benna.
La gente s’allontana e Corso sottovento s’accende una canna.
Un clangore metallico, una compressione arrogante dell’aria alle spalle lo fa voltare e la figura che lo sovrasta oscura la luce pallida del sole infranta sul torso in una diffusa aura di potere.
“Buongiorno Corso, condoglianze” la voce è profonda e fiera come se una tigre cantasse blues nei recessi più profondi di Frasassi.
“Buongiorno Maestà non vi dovevate scomodare”
"Nessun impedimento, tuo nonno ha scelto di morire senza l’aiuto di nessuno e per questo lo ammiro”.
Ci avrei giurato avrebbe detto qualcosa del genere, pensa Corso, questa roba ha forza e nobiltà escluse alla gente comune.
I normali, i vecchi sopratutto, si attaccano alla vita così morbosamente da vederli alzarsi sempre prima al mattino per il terrore di non svegliarsi più. Prima o poi, ragiona, non andranno nemmeno a dormire.
Il liquefarsi lento in un epilogo di deperimento fisico, in una degradazione avvilente della personalità e del ricordo irrita la giovinezza di Corso.
Come Star a fine carriera che prive del coraggio del ritiro sviliscono interpretazioni meravigliose accettando compromessi da cui l’arte è lontana milioni d’anni luce.
Corso ha nel suicidio sociale la chiave del problema pensioni, del problema sovraffollamento, del problema occupazione, del problema sanità. La sistematica eliminazione dei soggetti che passano che so, i 70 anni, ridurrebbe la spesa dedicata al mantenimento di elementi improduttivi in un sistema pensionistico che attualmente non può permettersi un sostentamento ad libitum. Con un’autoregolamentazione si potrebbe iniziare a vivere prima, smettendo di lavorare prima. Aumentare l’afflusso di giovani a livelli di istruzione più elevati dei contemporanei regimi bertuccia. La sanità sarebbe alleggerita dal fardello di mummie sospese in un limbo che soltanto nominare vita sa di blasfemo. Certo ci sarebbero un paio di generazioni martirizzate dal cambio gestionale; quando mai non ci furono? Ritualizziamolo, canonizziamolo, diamo alla Chiesa che tutti ispira un nuovo sacramento su cui speculare, forniamo un kit d’estrema uccisione.
“Nelle antiche tribù gli anziani di peso se ne andavano a morire”.
“Come prego?”
Corso alza gli occhi dalla melassa scura del cogito, non ha più davanti il grande Re di Hokuto ma un maschio allampanato sulla cinquantina.
“Piacere sono il Dottor Balsamo, ero lo psichiatra di suo nonno”.
CONTINUA?

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