“Ciao Culvario, che fai qui?”
“Lo sai benissimo e smettila immediatamente di pensare quello che stai pensando, io non ho affatto il culo di un contrabbasso quindi togliti quell’arco dal sopracciglio”.
Alfiero Calvario, o semplicemente Culvario come Corso (e solo Corso) lo chiama, condivide con il delfino dei Montecristo un’amicizia decennale, la passione per droghe, cartoni animati e alcool e una spiccata propensione a giudicare chi non conosce. Non ne condivide invece l’orientamento etero e le T-shirt scure. Oggi indossa con inveterata eleganza una canottiera cerulea orlata in blu che allarga l’ampissimo collo fasciando pettorali stile Buonarroti, definiti e opalescenti. Un pantalone in lino beige con doppia pence frontale s’affloscia su mocassini da yacht in camoscio rovesciato blu di Prussia. Il tutto caramellato dalla pelle tesa ed estetisticamente implume.
Lo scalpiccio si ferma prossimo al capezzale e fa per sedersi; “Occhio ai piccoli!” s’allarma Corso.
“Quali piccoli?”
“Stellino e compagnia bella, qui”
Alfiero scruta prima il letto poi il compare poi ancora il letto; “Amico mio” sbuffa allungando il viso già di per se piuttosto equino “Ci risiamo? Vuoi dirmi che sul letto c’è uno snorky?”
“Quattro per la precisione”
“Cristo Corso devi fare qualcosa per questa tua fissa, sta peggiorando!”
“Faccio qualcosa” borbotta laconico “evito di schiacciarli sedendomi”.
“Vabbè quando avrai voglia di parlarne me lo dirai tu ok?” Culvario chiude facendo crocchiare il vimini della sedia a dondolo li a lato e infuocando una Kent ultra.
“Sai, penso tu stia diventando così pigro da perdere lentamente interesse per la gnugna; che almeno ti spingesse a visitare il giardino sul retro, invece stai solo a stemperarti nell’oblio delle tue librerie” le parole fuoriescono seguendo l’onda morbida del fumo cobalto.
“Uhm, vedo che oggi è la giornata mondiale dell’anfibologia. Comunque la contraddico, amico dall’eleganza arcobaleno, giusto stanotte alla soglia del 34° anno d’esistenza fisica, mi sono bellamente masturbato su di una replica random di ‘Non è la Rai’. Che ammetto possa apparire squallido ma indubbiamente mi assolve dall’accusa di apatia sessuale”
“Non sapevo che la figa portasse l’orologio” le volute si fan nette come a seguire i significati.
“Touchè! Ma è innegabile sia stata il fattore scatenante. Notavo inoltre come, contrariamente l’adolescenza, non mi soffermi più di tanto sulla contemplazione di quei freschi visini. Conducendomi ipso facto alla consapevolezza della quasi totale mancanza dell’elemento reggiseno addosso alle suddette ninfette”
“Quel Boncompagni fu così geniale che pensai fosse gay” così chiosando l’esimio Calvario tende al giovin signore uno specchietto grande quanto un palmo e sorridente d’una emoticon in polvere bianca. “Riassettati annusaspecchi che ti porto fuori”.
CONTINUA?

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