01 ottobre 2013

La coerenza di Aronne

...Sì,

di non averne fatte mille in più.
E maledico il giorno - anche se penso
sian pochi i giorni che ho da maledire -,
in cui non ho commesso alcun misfatto
degno di fama: assassinare un uomo,
o progettarne altrimenti la morte,
o violentare una fanciulla vergine,
o escogitare il modo di arrivarci,
o accusare qualcuno ch’è innocente
e giurare di non averlo fatto;
o fomentar mortale inimicizia
fra due persone state sempre amiche;
o far rompere il collo all’animale
appartenente a qualche poveraccio;
o appiccare di nottetempo il fuoco
ai fienili e granai, e ai proprietari
dire di spegnerli col loro pianto.
Ho tratto fuori i morti dalle tombe
per andare a piazzarli, dritti in piedi,
alle porte dei loro famigliari,
che avevan quasi scordato il dolore,
e col pugnale, sulla loro pelle,
ho inciso, come su corteccia d’albero,
a lettere romane: “Non sia morto
in voi il dolore, anche s’io son morto”.
Ma son migliaia gli orrendi misfatti
perpetrati con la disinvoltura
di chi uccide una mosca;
e, in verità, niente m’affligge il cuore
più del pensiero d’essere impotente
a commetterne ancora diecimila.

W. Shakespeare "Tito Andronico"

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