11.03.2014
Ernia è di Roma.
“Ma Roma Roma!” dice lui.
Che pare esista un regolamento non scritto ma universalmente riconosciuto che separa nettamente chi si trova all’interno dell’abbraccio materno e letale del raccordo anulare: definiti Romani.
E chi per sventura natale ne rimane all’esterno: spregiativamente apostrofati come burini o, che dio ce ne scampi, laziali.
Ernia ha obbiettivamente poco del Romano per come il mio archetipo lo vorrebbe, e cioè un ibrido tra l’estetica di Nico Giraldi e l’aplomb d’un Mario Brega.
Si esprime piuttosto colto per la media dei colleghi. Con inflessione appena percettibile, se escludiamo i momenti in cui s’agita per futili motivi (e per futili intendo tutto ciò che può riguardare il lavoro) e gli partono scorregge romanesche in un tripudio di miccette, ‘R’ marcate e doppie consonanti seminate a minchia.
Mantiene un dresscode casual ma elegante, se sorvoliamo sulla sua perniciosa propensione al marrone svelante la sua identità segreta di TurdMan.
Camicina, maglioncino, pantaloncini e scarpicine di quelle che le guardi due o tre volte per capire se sono scappate da una vetrina Prada o Footlocker.
Del resto Ernia è un preciso. Anzi Ernia è un precisino del cazzo.
Talmente puntuale in tutto da essersi iscritto al sindacato degli inquilini qando stava in affitto. Per poi scavalcare la barricata una volta acquistata casa, andando a combattere tra le fila dell’associazione proprietari. E sia maledetto il suo di ‘comprar casa’! Vera e propria crociata.
Una guerra di logoramento orchiclastico per tutto il resto del laboratorio involontariamente coinvolto nelle sue esternazioni.
Mesi e mesi di interrogazioni parlamentari con agenzie, proprietari, notai, esperti del settore lo hanno infine portato al dunque.
Perché Ernia è malato purtroppo. Ha la sindrome di Abe Simpson. Per ogni input un aneddoto.
Il suo cervello non riesce a drenarlo. Qualsiasi stimolo gli arrivi alle orecchie, fosse anche una sola sillaba, andrà certamente ad aprire uno scomparto nella sconfinata scaffalatura della sua mente. Cassetto da cui immancabilmente salterà fuori una storia.
Solitamente noiosa, inconcludente o imbarazzante come Luca Giurato; ma implacabile come Schwarzy. Che se deve dirle deve dirle altrimenti ce se strozza.
Ah, ovviamente Ernia si chiama Ernia perché c’ha l’ernia al disco.
Senza che si pensi a quale fantasioso soprannome colpo di genio.
Ma anche qui sta l’aneddoto.
E’ infatti convinzione inamovibile del nostro che: pur svolgendo un mestiere che lo vuole quotidianamente seduto per una media di 9-10 ore………suspance.
Dicevo è sua convinzione essere maggiormente soggetto al manifestarsi di questa patologia.
Con tanti saluti a minatori, camalli, scariolanti e ragazzi delle acciaierie che ancora imputano il mal di schiena al duro lavoro. Indolenti!
26 marzo 2014
Any Given Day – rigurgiti cerebrali incontrollabili 6 "UNA STORIA VERA"
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