Sono per strade dritte e sgombre. Sono per strade che se proprio svoltano,
se proprio prendono una direzione altra,
la seguono lenta.
Per curve amplissime che mi abituino all’idea di un altro orizzonte per poi gradualmente acclimatarmi alla novità nel tempo stesso che la sto percorrendo, la novità.
Un tempo lungo.
Sono per sentieri ergonomici e non trafficati, quelli tuttalpiù da due persone per volta.
Sia che s’incrocino, sia che si superino, sia che camminino appaiati.
Sempre solo due per volta.
Le vie trafficate sono stimolanti d’alternative.
Le vie trafficate sono caotiche, destabilizzanti, pericolose.
I sentieri che percorro hanno ai lati sconfinati spazi di taiga russa e immutabili wasteland smeraldine come brughiere scozzesi.
Dove gli elementi impiegano il giusto tempo tra l’essere avvistati e portarsi a tiro di sputo.
Se non fosse così fuggirebbero incompresi e sottostimati.
Quando voglio che tutto mi attraversi come un fulmineo fondale di Pollock vado in moto.
Ma se cammino desidero che chi incontro lasci un po’ del suo odore tra i miei capelli.
Poi esiste l’elemento viabile più terrificante.
Il Bivio.
E non quell’abominio di trasmissione con Enrico Ruggeri che metteva di fronte gli ospiti a fottutissimi ‘What If’ della loro vita quando il ‘What If’ più ragionevole era di domandarsi cosa sarebbe successo se Ruggeri fosse rimasto nei Decibel.
E cioè che non avrebbe condotto una baracconata imbarazzante per lui per gli altri per tutti.
Il Bivio non ti da alternative.
Obbligato ad una scelta.
Come quel minigioco della Wii con i carrelli ferroviari che a cadenza regolare devono buttarsi a sinistra, destra o dritto. Se sbagli inesorabilmente ti sfracellerai contro una barricata di fine binario tra lamiere contorte frantuma ossa e assi scheggiate che lacerano carni (magari non proprio così slasher ma ci siamo capiti).
I bivi li vivo così. Con l’angoscia di non sapere quale sia la scelta giusta.
Con l’orrore dell’irrimediabile. Con l’irritazione del non poter stare fermo, del non potere procedere tra i due sentieri anche a costo di spezzarmi le dita. O farmi sanguinare le unghie scavando disperato per unire le alternative in quell’unico sentiero percorso fin’ora.
Il bivio è un’imposizione malvagia e incontrollabile atta a farmi incazzare.
16 maggio 2014
Any Given Day – rigurgiti cerebrali incontrollabili 10 "CROCEVIA DELLA MORTE"
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