27 novembre 2018

Tom Story

Premetto: il target di quest’opera si aggira tra i 6 e i 12 anni d’età. Ora prendo questa premessa la piego accuratamente in modo da far combaciare i lati per benino e la butto nel cesso.
Questo perché Tom Story porta i suoi 37 anni con rara dignità e freschezza.
Da bambino ne fui così galvanizzato da convincermi che se tanto mi era piaciuta la serie figurarsi quanto il libro blablabla… lessi Mark Twain. Epic fail.
Ovviamente qui nessuno vuol fare le pulci all’opera immortale di Mark; anatema! Sono semplicemente a suggerire che per un bambino contemporaneo tra il non sapere nemmeno chi siano Tom Sawyer e Huckleberry Finn e spararsi 300 pagine scritte nel 1876 può stare una via di mezzo. Questo sono le 49 puntate in analisi.
La sceneggiatura è degna figlia dell’opera originale, strutturata per portare a termine l’episodio o la sequenza di puntate in maniera frizzante e divertente. Manate di robe fighe da regazzini: pirati, mongolfiere, isole misteriose, cowboy armati, case infestate, morti finte, morti vere, morti violente, monete d’oro. Silos di emozioni forti: primi amori, abbandoni e solitudini, gioia estrema, terrore puro (L’Indiano Joe è una presenza che tuttora mi turba).
Animazione, fondali, colori e character design sono sempre di buona qualità dall’inizio alla fine.
Tom e Huck sono personaggi credibili che fanno cose incredibili. Sono i bambini che un adulto sarebbe potendo viaggiare a ritroso nel tempo.
E poi se sei un cartone animato che si presenta con una sigla scritta ed interpretata dal Banco del Mutuo Soccorso non puoi fare altro che sedimentarti nel mio profondo.
Consigliato agli aventi figliolanza per riequilibrare il PH digitale dei propri proli.
8/10 TOTAL RECALL POINT

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