27 novembre 2018

Tutti in campo con Lotti

Lotti è un baule adolescente di 1 metro e cinquanta estremamente intraprendente, orfano di padre e con tre fratelli che la madre stenta a mantenere sopra la soglia di povertà. Decide di darsi al golf in quanto disciplina costosamente alto borghese che gli permetterà di salvare la famiglia dall’indigenza. Lotti si chiama Lotti in quanto l’originale Taiyo (sole) sarebbe risultato intollerabile per il bambino medio italiano portandolo presumibilmente alla follia. Avrebbe giustificato il sole rosso stampato sulla pallina (afasica coprotagonista de facto) ma vuoi mettere la capacità di immedesimazione? Chi non ha avuto almeno un paio di Lotti in classe?!
Il nostro parallelepipedo in cardigan è simpatico come un ferro 3 avvitato tra le natiche, per rimanere in ambito di palle e mazze. Chiacchierone, espansivo e pieno di sé come qualsiasi adolescente prodigio che ottenga risultati in un mondo di adulti. Il raccontato è comunque gradevole, fluido e sistematicamente arcade. Con fairways e avversari nella solita logica difficoltà progressiva, ma senza quegli eccessi di sofferenza e martirio tipici dello spokon giapponese (ve lo spiega Wikypedia).
Oltre l’indiscutibile traguardo d’aver reso piacevolmente seguibile (avvincente sarebbe stato troppo) un gioco dinamico come un tombolone la domenica dopo il lesso e la zuppa inglese; è apprezzabile la chiosa divulgativa a fine puntata in cui buffi omarelli spiegano i rudimenti di uno sport misconosciuto ai più.
Indimenticabile l’imprinting per un’intera generazione, che ogni volta troverà a prodursi in uno swing non potrà esimersi dalla ritmica e imprescindibile formula: “Spa-Ghe-Tti!”.
6.5/10 TOTAL RECALL POINT

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